Frustrazioni

Pubblicato il da thewhitemagician

Cari amici,
molti di voi mi hanno scritto privatamente per chiedermi come sia possibile essere artefici del proprio destino, come sia realizzabile quello che più desideriamo se in concreto sembra che la vita proceda ad uno stato effettivo pessimo.
Lavori che non piacciono, relazioni che non soddisfano davvero, comportamenti inspiegabili sono solo esempi di aspetti quotidiani che ci rendono insoddisfatti e impotenti. 
Abbandoniamo in questo articolo le considerazioni spirituali che possono risuonare tanto mistiche quanto di "applicazione" distante, e concentriamoci sull'analisi di alcuni meccanismi psicologici.

La frustrazione è definita come uno stato psicologico sofferto, caratterizzato dal mancato soddisfacimento di un bisogno, o dalla mancata gratificazione di un desiderio, a causa di blocchi ed impedimenti. Nonostante esista la motivazione necessaria ad ottenere qualcosa, i fattori di blocco sono più forti e ne ostacolano il conseguimento, lasciandoci in uno stato inibito. Tanto più si è consapevoli della situazione, tanto più la frustrazione è foriera di un consapevole e profondo malessere, verso il quale sentiamo di non poter fare assolutamente nulla.
Tali blocchi o impedimenti possono essere di diversa natura (fisici, sociali, etc) ma i più difficili da superare sono quelli di tipo endogeno, ossia legati alla nostra sfera psicologica, sorti in tempi precedenti, e racchiusi nei meandri del nostro inconscio.
Tali fattori di blocco operano nei confronti di uno o più "oggetti" e originano da traumi che sono stati poi rimossi. Un esempio potrebbe essere una persona che è rimasta traumatizzata dall'acqua (in tal caso, l'oggetto) e non riesce neppure a farsi un bagno, nonostante le probabili intenzioni. Una cosa che spesso accade, visto che parliamo di esperienze traumatiche rimosse, è che se si chiedesse alla persona in questione: "Perchè non riesci a fare il bagno?" solo raramente essa saprebbe rispondere la verità. Al 99% delle volte, risponderebbe con una giustificazione razionale che è espressione della sua incapacità di superare il problema, nonchè del suo bisogno di mascherare e fingere che la situazione frustrante non sussista. Bisogno anch'esso inconscio. In questo caso, darebbe risposte del tipo "Non faccio il bagno perchè è più rapido lavarmi a pezzi" e non è detto che menta: potrebbe realmente essersi autoconvinta di questo e a rispondere sarebbe il suo meccanismo inconscio di autodifesa. 

Come si reagisce alla frustrazione? Le reazioni dipendono molto dal grado di consapevolezza del soggetto e dal grado di intensità della frustrazione.  Le più comuni sono le seguenti:

1) rifiuto-rigetto della situazione frustrante con atteggiamenti aggressivi, ironici e protesi a debellarla prima di tutto dalla propria consapevolezza. Spesso accade che si rinneghi sia l'oggetto della frustrazione, sia la situazione stessa, esasperandola col sarcasmo o aggredendo l'oggetto... Questo avviene perchè inconsciamente si crede che il malessere originato dalla frustrazione sia "colpa" dell'oggetto. Nell'esempio dell'acqua, la persona ironizzerebbe sulla sua incapacità di fare il bagno, sminuendo l'importanza e la necessità dell'acqua stessa. In altri casi, l'aggressività può essere autodiretta, ossia la "colpa" viene data a se stessi: in tal caso ne possono conseguire atteggiamenti autopunitivi che complicano ulteriormente il quadro. In particolare, le punizioni rivolte alla propria persona possono essere del tutto prive di un nesso logico con l'oggetto: nell'esempio, la persona potrebbe infliggersi ferite fisiche o maturare perversioni sessuali legate solo lontanamente all'acqua.

2) stato di ossessione-evitamento. Più si è inibiti nell'ottenimento che una cosa che desideriamo, più il suo desiderio si accresce con un effetto "palla di neve" e si tende a sperimentare uno stato di pura ossessione, sproporzionato, anche di fronte "contatti" minimi con l'oggetto. Nell'esempio dell'acqua, più la persona desidera fare il bagno, più non ci riesce e si allontana via via dall'acqua. Potrebbe arrivare a non lavarsi neanche più le mani, dissociando perfettamente il proprio desiderio dal suo conseguimento. Poichè si percepisce sempre la spinta motivazionale a raggiungere l'oggetto, si entra in uno stato di forte confltto interiore in cui si alternano tentativi di contatto a rapide "fughe", poichè essi vengono percepiti come insostenibili...

3) stato di ansia e angoscia. Ogni volta che la persona entra a contatto con l'oggetto, può entrare in uno stato di ansia, agitazione incontrollabile e incapacità a reagire, che funge da ulteriore fattore di blocco. Lo stato di frustrazione così si autoalimenta.

4) stato di apatia e indifferenza. Quando il malessere legato alla situazione frustrante è molto elevato, si oltrepassa persino lo stato di rigetto e quello di agitazione, e si entra in quello di apatia: il proprio Io attua il meccanismo di difesa più "efficace", il distacco. Mantenere comportamenti distaccati, apatici e indifferenti verso l'oggetto del nostro malessere, viene percepito inconsciamente come la migliore soluzione per non provare il malessere stesso. Nell'esempio dell'acqua, mentre una persona colta da ansia esporrebbe la sua frustrazione, ed una persona colta dal rigetto la negherebbe o la ridicolizzerebbe, la persona apatica potrebbe apparire priva di qualsiasi problema relativo all'acqua! Chiaramente, questo meccanismo di difesa opera tanto più quanto ci si sente "fragili" ed esposti alla situazione frustrante.

Più in dettaglio, i principali meccanismi di difesa dalle frustrazioni possono essere così riepilogati:

a) sublimazione. Concetto introdotto da Freud, consiste nel soddisfare il bisogno represso attraverso forme socialmente utili e riconosciute come "innocue". Nell'esempio dell'acqua, la necessità dell'acqua si potrebbe sublimare sviluppando una passione smodata per gli acquari e i pesci.
b) idealizzazione. Consiste nel distaccare il più possibile le emozioni dall'oggetto, parlandone come se ne fosse privo. Si potrebbe così parlare dell'acqua come se si trattasse di un asettico trattato di astrofisica!
c) razionalizzazione. Come già accennato sopra, consiste nello sminuire l'importanza dell'oggetto frustrante. Si direbbe così che l'acqua non ci serve, dando a intendere in generale che la vita scorre a condizioni migliori di quelle che effettivamente sono. Spesso razionalizzare va di pari passo con autoilludersi.
d) evasione. Sognare l'oggetto e "permetterselo" solo nei sogni e nelle fantasie... 
e) compensazione. Compensare l'incapacità del contatto con l'oggetto desiderato con un altro oggetto. E' il caso di chi adotta un cane chiamandolo "figlio" per compensare l'assenza della maternità, oppure di chi si fidanza con una persona per compensare l'amore che può provare per un'altra e che non riesce a vivere... 
f) formazione reattiva. Consiste nello sviluppare atteggiamenti di diniego e di disprezzo nei confronti dell'oggetto desiderato, che celano in realtà proprio il desiderio. Esempio, le persone che lottano troppo attivamente contro qualcosa, un'ideale.. porsi sul versante opposto è un rimedio per "tenerlo alla larga" perchè esso è in realtà troppo desiderato.
g) rimozione: si rimuovono aspetti relativi all'oggetto, come se non fossero mai esistiti...

Quando non riusciamo a soddisfare un desiderio per via delle inibizioni, l'energia repressa resta imbrigliata e va in qualche modo sciolta. Come fare allora? La soluzione è trasformare la frustrazione negativa in un'occasione di miglioramento personale. Equivale a impegnarsi per superare il proprio ostacolo. Quando ci troviamo di fronte frustrazioni totalmente inconsce, forse è utile solo l'aiuto di uno psicoterapeuta che ci guidi in un processo di guarigione. Ma se nel vostro piccolo sapete che qualcosa vi tormenta, e l'avete individuato, potete riuscire da soli in un lavoro di accettazione.

Innanzitutto, è perfettamente inutile cercare di sminuire il problema o di fuggire. Esso si ripresenterà fin quando non l'avrete risolto e la passività riguardo i problemi non è mai una soluzione. Se nell'esempo non riuscite a fare un bagno, accettarlo è ammettere a voi stessi che il problema esiste, che i blocchi che vi impediscono di entrare in acqua esistono, che avete bisogno dell'acqua e che essere bloccati non significa essere soggetti fragili, incapaci, pazzi o anormali. Tutti abbiamo delle frustrazioni!
Personalmente, sto lottando contro una immensa che mi comporta parecchio malessere e riguarda un rapporto che vorrei tanto poter avere e che non riesco a mantenere su canoni di normalità.
Ammettere a se stessi la verità, è il primo passo. Ammettere un desiderio, un bisogno. Significa anche superare i sensi di colpa dovuti alla frustrazione, per tutto il tempo che ci siamo sentiti inibiti. Anzichè ragionare dovendo addurre la "colpa" a se stessi o all'oggetto-chimera, è bene pensare che non esistono colpe. Nessuno crede che voi abbiate colpe se avete un desiderio e non riuscite a soddisfarlo per inibizione.
Il secondo passo, è provare a ridistribuire l'energia imbrigliata, convogliandola piano piano in un rapporto con l'oggetto in questione. Significa capire che se ci sentiamo frustrati, è perchè abbiamo bisogno di avvicinarci all'oggetto in questione, non di allontanarci. "Ma io non ho bisogno di toccare l'acqua..." "Sì, ne hai, se finora non sei mai riuscito a farti un bagno".
Questo può voler dire modificare il proprio modo di vedere la vita perchè alcune nostre convinzioni che abbiamo sostenuto finora, possono non essere più sostenibili. Per esempio, se l'oggetto desiderato è più serenità e tempo libero, e il vostro lavoro consta nell'avere 3 negozi e lavorare 14 ore al giorno, la soluzione migliore è contnuare a vivere insoddisfatti nervosi e frustrati, oppure ridefinire le vostre priorità accontentandovi magari di un solo negozio e di guadagnare un pò meno e al diavolo il vecchio modo di pensare?

Se abbiamo vissuto una vita da soli (in senso stretto o ampio...) per via di alcuni traumi e/o convinzioni, e incontriamo qualcuno con cui condivere qualcosa di appagante per l'anima, è saggio consentire alla paura di avere la meglio e continuare a stare soli oppure è più saggio fare uno sforzo per cambiare vita e darsi modo di credere che non avevamo visto ancora tutto della vita che disprezzavamo...?

In fondo, vi viene in mente una situazione frustrante che non si possa superare con la giusta dose di forza di volontà o accettando che per essere felici abbiamo bisogno di modificare il nostro modo di vedere la vita?

Buone riflessioni e un caro abbraccio,

A.



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